Auditoire de Calvin

Auditoire de Calvin
Auditoire de Calvin nuovo organo - foto Natale GIANDOMENICO

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giovedì 29 ottobre 2015

Sorella Musica

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martedì 27 ottobre 2015

1 novembre 2015 - Culto Evangelico a Ginevra Valdese

Chiesa Evangelica Valdese di Ginevra
Luogo di Culto: Auditoire de Calvin
Place de la Taconnerie, 1.

Culto Evangelico
Domenica 1 novembre 2015 - 23a DOPO PENTECOSTE
ore 17.00
Testo della predicazione: Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12a.
predicazione a cura del pastore valdese Maurizio Abbà


Il Signore ti guiderà sempre, ti sazierà nei luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa;
tu sarai come un giardino ben annaffiato,
come una sorgente la cui acqua non manca mai.
Isaia 58,11

lunedì 12 ottobre 2015

Domenica 18 ottobre - Culto Evangelico a Ginevra Valdese

Chiesa Evangelica Valdese di Ginevra
Luogo di Culto: Auditoire de Calvin
Place de la Taconnerie, 1.

Culto Evangelico
Domenica 18 ottobre 2015 - 21a DOPO PENTECOSTE
ore 18.00
Testo della predicazione: Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,35-45.
predicazione a cura del pastore Maurizio Abbà

Quelli che guardano il Signore sono illuminati, nei loro volti non c'è delusione
Salmi 34,5

giovedì 1 ottobre 2015

Inaugurazione dell'Anno accademico 2015-2016 della Facoltà valdese di teologia di Roma

Inaugurazione dell’Anno accademico 2015/2016 della 
Facoltà valdese di teologia
  
Prolusione di Yann Redalié, professore di Nuovo Testamento, 
sul messaggio di Calvino

Sarà il professor Yann Redalié con una prolusione su: "Dio parla, e parla anche oggi. Una certezza di Calvino ricca di conseguenze", ad inaugurare il prossimo 3 ottobre l’Anno Accademico 2015/2016 della Facoltà valdese di teologia di Roma. “Questa prolusione – ricorda il professor Redalié – che, come quella dell’anno scorso, si iscrive nella preparazione della ricorrenza del 2017 - gli inizi della Riforma -, riflette su come Giovanni Calvino si sia sforzato per tutta la vita per far sì che tutti possano udire ‘le grandi cose di Dio nella propria lingua natia’. Calvino, infatti, produce la sua opera letteraria in latino e in francese sin dall'inizio della sua attività pubblica di Riformatore e fino alla fine. Nella cultura del suo tempo, teologia, religione e morale appartengono alla lingua latina, alla sfera intellettuale. Calvino – prosegue Redalié – trasferirà i codici, gli schemi retorici e stilistici della lingua latina umanistica nel linguaggio più adatto al pubblico nuovo delle comunità e, dunque, alla lingua volgare, al francese. Dal latino della globalizzazione internazionale e intellettuale del tempo al francese del pubblico dei sermoni, della formazione biblica, delle comunità, che crescono in conoscenza biblica e teologica, Calvino non smette di tradurre se stesso”.

Il culto d’apertura, previsto per domenica 4 ottobre alle 10,45, curato dalla pastora valdese Letizia Tomassone, si terrà presso il tempio valdese di piazza Cavour. La Facoltà valdese conta una ventina di studenti iscritti al corso di laurea in teologia, uomini e donne quasi in numero uguale, e circa 200 iscritti per il corso di laurea triennale a distanza in Scienze biblico-teologiche. Il corso di dottorato in teologia conta invece 5 iscritti ai due indirizzi storico e sistematico-ecumenico. Completano il quadro degli iscritti i 9 studenti del "Centro Melantone", centro ecumenico di studi che la Facoltà valdese ha attivato nel 2001 in collaborazione con la Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi).

Il primo corso pubblico su “Che cosa ci dice l’Antico Testamento? Introduzione alla sua lettura”, curato dal professore di Antico Testamento, Daniele Garrone, si terrà tutti i martedì dalle 18 alle 19,30 al costo di 80 euro a partire dal 13 ottobre 2015 sino al 3 febbraio 2016.
Per informazioni: segreteria@facoltavaldese.org.
Oppure visitate il sito www.facoltavaldese.org


tratto da: 

Nev - Notizie evangeliche
01 ottobre 2015 

lunedì 28 settembre 2015

Domenica 4 ottobre 2015: Culto Evangelico a Ginevra Valdese

Chiesa Evangelica Valdese di Ginevra
Luogo di Culto: Auditoire de Calvin
Place de la Taconnerie, 1.

Culto Evangelico
Domenica 4 ottobre 2015 - 19a DOPO PENTECOSTE
ore 18.00
predicazione a cura della Comunità

giovedì 24 settembre 2015

Domenica 27 settembre 2015 - Culto Evangelico a Prangins

Raduno a Prangins (VD)Domenica 27 settembre 2015,
Culto con la Comunità di Prangins nel Tempio alle ore 10.30.
Segue Buffet nella sala del "Vieux Pressoir"

mercoledì 16 settembre 2015

Domenica 20 settembre 2015 - Culto Evangelico a Ginevra Valdese

Chiesa Evangelica Valdese di Ginevra
Luogo di Culto: Auditoire de Calvin
Place de la Taconnerie, 1.

Culto Evangelico
Domenica 20 settembre 2015 - 17a DOPO PENTECOSTE
ore 18.00

Testo biblico del Sermone:
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,30-37
predicazione a cura del pastore Maurizio Abbà




mercoledì 2 settembre 2015

Ginevra Valdese - Culto Evangelico Domenica 6 settembre 2015

Chiesa Evangelica Valdese di Ginevra
Luogo di Culto: Auditoire de Calvin
Place de la Taconnerie, 1.

Culto Evangelico
Domenica 6 settembre 2015 - 15a DOPO PENTECOSTE
ore 18.00

Testo biblico del Sermone:
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,24-37
predicazione a cura del pastore Maurizio Abbà

lunedì 24 agosto 2015

La Sinodo Valdese 2015: testo della predicazione del Culto di apertura

 
Erika Tomassone, pastora della chiesa di Rorà, ha predicato sul passo biblico tratto dal Vangelo di Luca 11,29-32 nel corso del culto di apertura della sessione europea del sinodo delle chiese valdesi e metodiste.


Testo della predicazione di Erika Tomassone, pastora della Chiesa valdese di Rorà (TO)

«Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: "Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona. Infatti come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio la regina del mezzogiorno si alzerà con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dagli estremi confini della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco qui c'è più di Salomone. Nel giorno del giudizio i Niniviti si alzeranno con questa generazione e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui c'è più di Giona."»       


“Abbiamo bisogno di un grande risveglio”, mi dice una donna anziana. “Abbiamo bisogno di ripartire che qui non succede niente, è calma piatta”.
Ripartire come chiesa nel viaggio su cui ci incammina la vocazione che ci è stata rivolta, si intende.
Non a tutti piace viaggiare nella vita quotidiana, non tutti sono curiosi, non tutti amano incontrare persone di altre culture, avere a che fare con altre usanze, e poi quegli strani cibi, e le malattie ne possiamo anche fare a meno; non tutti hanno i mezzi per fare del turismo nelle vacanze; non tutti i nostri viaggi sono vacanze, sono spostamenti dai molti nomi: emigrazioni, esodi, esili, fughe.
Siamo molto spesso tra coloro che resistono di fronte ad un viaggio: meglio ognuno a casa sua.

Quando però parliamo della nostra vocazione, il viaggiare si impone.
Se non ti sposti, se non vivi uno spaesamento umano davanti a Dio, c’è qualcosa che non va.
Nello stare fermi c’è il rischio di costruire una casa più o meno bella, una struttura di pensiero, parole e azioni più o meno stanca, dove ogni cosa ha la sua spiegazione, il suo perché, dove anche le domande alla fine sono quelle dall’interno della casa, dove le esaltazioni si alternano alle delusioni perché dipendono dai punti di vista che umanamente abbiamo dall’interno della casa.
Finisce che invece di abbandonarti con fiducia all’incontro con quel Dio che si è spaesato per venire fino a te e portarti liberazione e che ti vuol far camminare, ti arrocchi e ti difendi.
Ti trinceri nel tuo paese etico, teologico e spirituale.

Gli interlocutori di Gesù nel nostro testo avevano proprio come noi, un paese, una patria di fede fatta come la nostra di affermazioni e di domande, sforzo nel comprendere la parola di Dio per loro, una pratica di vita e di culto che si cercava coerente con la confessione della fede.
Ed ecco Gesù, un imprevisto così come si presenta, un estraneo e coerentemente applicano i loro convincimenti. Per affidarsi a lui, per credere, chiedono un segno da Dio stesso. Apprezziamoli! Non pretendono di giudicare loro stessi! Chiedono a Dio un segno.
Che male c’è a chiedere un segno da parte di Dio, il nostro Dio secondo le Scritture, non è forse un Dio che ci raggiunge offrendoci dei segni? Un arcobaleno, un cielo stellato, le tavole della legge, una donna con un po’ di farina, un’ombra di morte che arretra, un ramo di mandorlo?

Eppure Gesù è categorico: per questa generazione incapace di spaesamento, trincerata nel suo paese con i suoi convincimenti, è offerto un solo segno: l’estraneità, un incontro con l’estraneità.
Gesù evoca due viaggi, due spaesamenti:

quello della regina del mezzogiorno verso la corte del re Salomone. Colei che volle incontrare di persona il re di uno staterello neppure confinante con il suo regno, per averne sentito parlare. Uno spaesamento senza secondi fini, se non vedere di persona la sapienza del re e non ne restò delusa.
quello del profeta Giona a Ninive, il segno determinante per questa generazione sulla difensiva. Arroccato nel convincimento di rischiare inutilmente la vita andando a Ninive, tanto famosa per la sua potenza, organizzazione, la metropoli nemica con il suo sistema religioso così estraneo, Giona prova ad evitare il viaggio, a mettersi al riparo.
Alla fine, accettando per forza uno spaesamento estremo arriva a Ninive e non incontra sorprendentemente la morte, ma l’ascolto della parola di Dio da parte di quegli estranei; uno spaesamento dei Niniviti che inizia dalla periferia e solo in un secondo tempo diventa decreto stringente del re. Giona non incontrerà il giudizio di Dio, tanto atteso dal punto di vista della sua conoscenza di Dio in armonia con la sua opinione sui Niniviti. Incontra la misericordia di Dio per gli estranei, incontrando lui stesso un Dio estraneo che continua a spaesarlo e a sorpenderlo che offre a tutti la manifestazione della sua grazia.

Il segno che Dio ha dato ai Niniviti con Giona, quello dell’estraneità che ti incontra, ti spaesa, ti cambia la vita è lo stesso segno che è dato alla generazione contemporanea di Gesù e ad ogni altra generazione, anche alla nostra. All’arroccamento, alla difensiva, all’eccessiva sicurezza di essere discendenza, della famiglia di Dio e non degli estranei rispetto a Dio, Gesù risponde con il segno dell’estraneità.
Luca disegna nel Cristo, l’immagine di Giona che invita alla conversione come accettazione di un incontro con Dio, il diverso da sé e come occasione per la propria vita. Giona è lo straniero fra i Niniviti, Gesù è lo straniero fra noi.

Ora noi umani, siamo purtroppo naturalmente xenofobi, cioè ostili, avversi, nemici di ciò che ci è estraneo. I muri, i conflitti, i pregiudizi, le guerre sono lì a ricordarcelo ogni giorno. Siamo xenofobi anche nei riguardi di Dio che cerchiamo di comprendere, trattenere nel nostro sistema di convincimento o confusione umana. Solo a riflessione, una reminiscenza dell’amore del prossimo e tanta fatica a volte ci permettono di andare incontro all’estraneità umana e divina e provare ad entrare in dialogo.

Ma il segno che è offerto alla nostra vita è proprio l’appello ad accogliere a nuovo ciò che non è previsto, che non è coerente, omogeneo, riducibile alle nostre categorie di pensiero anche teologico. A cominciare da Dio.
L’estraneità misericordiosa di Dio è quella che ti viene offerta e che ci invita ad abbandonarci nel viaggio della fiducia. A chi è già spaesato è offerto il segno, chi vive la crisi dello spaesamento è accompagnato dal segno:
perché tu ricominci a vivere da sopravvissuto alla catastrofe come Noé
perché tu viva della promessa contro ogni evidenza realistica come Abramo
perché tu cammini libero in mezzo al pericolo e alla fatica del deserto come il popolo uscito dalla schiavitù d’Egitto
perché tu come Elia condividendo il poco degli ultimi, sia per loro fonte di vita
perché nella inevitabile mortalità umana tu sappia dare un senso al tempo che hai a disposizione come il re Ezechia
perché come Geremia, nel mezzo della distruzione del presente, tu annunci che c’è ancora un futuro.
Se ancora oggi accettiamo di essere spaesati da Dio, mollando i nostri arroccamenti e le nostre difese, viaggiamo sotto il segno di Giona. Nell’accoglienza dell’estraneità di Dio, noi gli estranei a lui per eccellenza, da lui cercati e amati incontriamo la grazia stupefacente e liberatoria con cui possiamo camminare in piena fiducia in mezzo alle sfide umane di ogni tempo.

In questo tempo di rinnovati muri mentali e materiali con cui ci difendiamo dagli altri e le altre, di reticolati e macerie, fronti contrapposti, ci conceda Dio una vita di liberi viaggiatori, libere viaggiatrici; ci tenga lontano da una vita immobile ed arroccata, ci insegni a confessare la nostra incredulità per ripartire, ci dia di riconsiderare la sua grazia che ama persone senza qualità, così diversi da Lui, come figlie e figlie.
La regina del mezzogiorno e i Niniviti i nostri precursori e per noi di più che l’incontro con il profeta Giona o con il re Salomone.

Non so se questo lo chiameremo un grande risveglio sarà una ripartenza come quella donna anziana vorrebbe per la chiesa di cui è parte, guardando anche oltre la sua generazione. Amen

23 agosto 2015

tratto da: www.chiesavaldese.org

martedì 14 luglio 2015

L'attualità di Jan Hus

Jan Hus, riformatore della Chiesa 
e riferimento culturale di una nazione
di Alberto Corsani



Si è svolta a Praga, il 5-6 luglio una celebrazione per ricordare il 600° anniversario della morte sul rogo di Jan Hus: la sua figura è stata presa a emblema di molte battaglie di libertà, e inoltre era la prima volta che si poteva celebrarla: chiediamo di raccontarci l’evento al pastore Jens Hansen, che vi ha partecipato per la Tavola valdese.
 

«Non avevo mai fatto caso che il 600° anniversario della morte di Hus fosse il primo a essere celebrato, ma non poteva essere altrimenti. Teoricamente si potevano celebrare già i 400 anni nel 1815, perché dopo le “Lettere patenti” di Giuseppe II d’Austria del 1781, la fase della persecuzione e dell’esilio era finita. Fu comunque chiaro, all’avvicinarsi del 1815 che, nonostante la tolleranza, le celebrazioni non erano permesse. Per il 1915 da tempo erano stati preparati grandi eventi, anche perché per il sentimento nazionalistico cecoslovacco Jan Hus era una figura centrale. Ma lo scoppio della Prima Guerra mondiale cancellò il “sogno” delle manifestazioni. L’unico ricordo possibile fu la costruzione del monumento a Jan Hus sulla piazza centrale della città vecchia. E con la liberazione della Cecoslovacchia dall’Austria dopo la Guerra, Jan Hus ben presto diventa un eroe nazionale.



Quelle della settimana scorsa sono state celebrazioni in grande stile: oltre 80 ospiti dalle chiese partner, celebrazioni parallele nella città di Costanza, luogo del Concilio e del rogo, e Praga con scambio di delegazioni; oltre 55 eventi, di cui 18 per gli ospiti internazionali, concentrati in due giorni fra culti, concerti, discussioni, podium, e – questo è molto significativo – celebrazioni divise fra quelle della Repubblica Ceca e quelle organizzate dalla Chiesa evangelica dei Fratelli Boemi in collaborazione con la Chiesa cecoslovacca hussita. Tutta Praga in festa e, da non dimenticare, la Banca nazionale Ceca che conia una moneta d’oro del valore di 10.000 corone (ca. 400 euro) per Jan Hus».

La figura di Hus è stata fatta propria, nel ricordo, anche dalla componente cattolica: qual è la sua interpretazione di questo fenomeno?
«Jan Hus è una figura centrale per la popolazione ceca e di conseguenza anche per la chiesa cattolica. È stato emblematico il sermone dialogico fra la pastora evangelica Romana Čunderlíková e il vescovo della chiesa vecchio cattolica, Dušan Hejbal che inizia proprio così:
“R.C.: Il maestro Jan Hus, un predicatore carismatico della Parola di Dio in lingua ceca, un discepolo fedele di Cristo, un Riformatore della chiesa che prepara la strada anche a Martin Lutero.

D.H.: Il santo Jan Hus, un prete cattolico, adoratore dell’eucaristia, veneratore della Madre di Dio, che ha scritto molti inni sulla Madonna. Non è sempre la stessa persona?”.
L’intervento del cardinale Vlk, già arcivescovo di Praga, presente ufficialmente per la Santa Sede, ha sottolineato l’importanza di Hus. Significative le parole della lettera di papa Francesco che il cardinale ha letto durante il culto di chiusura nella piazza proprio accanto il monumento di Hus e l’affermazione del cardinale stesso che il Concilio ha fatto un errore, condannando Hus. Ciò è in piena linea con gli sviluppi della chiesa cattolica nei confronti di Jan Hus. Già nel 1996 il cardinale Vlk aveva affermato che la condanna contro Hus doveva essere revocata. Una piena riabilitazione non sembra più impossibile. Il tutto fa vedere che Jan Hus ha un’importanza particolare per tutti i cechi».

Che riferimento è stato Jan Hus per i cristiani in Cecoslovacchia (allora Cecoslovacchia) nel periodo del regime comunista?

«Il legame c’è senza dubbio. Con la creazione della Cecoslovacchia nel primo dopoguerra nasce anche il desiderio di una chiesa nazionale indipendente che trova la sua realizzazione nella Chiesa cecoslovacca hussita. All’inizio è solo una chiesa cattolica che celebra la messa non più in latino, oggi è una chiesa pienamente evangelica, che già dal 1947 consacra le donne. Fa parte della Comunione delle Chiese evangeliche in Europa (Leuenberg). Durante il regime comunista proprio la Chiesa hussita diventa una sorta di foglia di fico per i comunisti, che praticano una politica fortemente contraria alle chiese. In seguito alla “primavera di Praga” del 1968, la Chiesa hussita può aprire una facoltà di Teologia a Praga. La Chiesa dei Fratelli boemi invece è molto critica verso il regime comunista ed è presente nei movimenti di opposizione. Il regime comunista prende Jan Hus come rivoluzionario ante litteram e lo integra nella sua ideologia usando il forte riferimento di Hus alla verità (pravda)».

Gran parte del programma di queste celebrazioni ha avuto carattere musicale, con concerti di genere molto vario: che cosa si può dire di questo aspetto?
«La gioia nazionale si è vista alla fine della serata conclusiva quando l’Orchestra sinfonica di Praga ha eseguito Blanik, del ciclo La mia patria di Bedrich Smetana (1824-1884, massimo compositore cèco, ndr). Per me invece, un momento molto denso è stata l’esecuzione dell’oratorio Johan Hus di Carl Loewe (1796-1869), un’opera poi dimenticata. Il 6 luglio è stata presentata la prima volta in assoluto a Praga. Il canto della verità, la cantata Per onorare il maestro Jan Hus di Jaroslav Krček, che riprende il “Credo” di Jan Hus, canti popolari a suon di cornamusa, mostrano la popolarità di Jan Hus anche nella musica».

La radicalità evangelica di Jan Hus e la sua visione di una chiesa che risponda solo alla Verità contenuta nella Scrittura, parlano ancora oggi ai nostri contemporanei?

«Dal punto di vista strettamente ecclesiastico potrei essere tentato di dire un chiaro no, visto che la Repubblica Ceca è il paese europeo più secolarizzato d’Europa – nemmeno il 25% della popolazione appartiene a una chiesa. Le mie esperienze a Praga, invece, mi hanno insegnato il contrario. Hus viene ammirato, la verità è una parola importante. Vorrei condividere qui alcune parole che ho scambiato dopo la presentazione dell’installazione architettonica sul muro della Cappella di Betlemme di Praga. Quando c’è il sole, l’installazione fa sì che la parola pravda (Wahrheit in tedesco) venga proiettata sul muro della Cappella. Un giovane studente cèco mi racconta: la verità per me è molto importante. Certo Jan Hus parlava della verità biblica, io non la conosco. Per me oggi verità significa autenticità, sincerità, un dire e un fare congrui ai propri principi. Questa verità alla fine ci unisce ed è la base di una società aperta e sana».

10 luglio 2015


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tratto da: www.chiesavaldese.org

mercoledì 8 luglio 2015

Elisabeth Parmentier nuova professoressa di teologia pratica di Ginevra

 di Claudio Geymonat
 tratto da: www.riforma.it in data mercoledì 8 luglio 2015

La cattedra creata dopo la decisione di chiudere la Facoltà di Neuchâtel

È la luterana francese Elisabeth Parmentier la nuova professoressa di Teologia pratica dell’Università teologica di Ginevra. Proviene dal prestigioso ateneo alsaziano di Strasburgo.

Si tratta in una cattedra creata ex novo a seguito della chiusura della Facoltà di Neuchâtel, prevista proprio per questa estate. A seguito infatti di un accordo di razionalizzazione firmato nel 2009 dalle Facoltà teologiche protestanti di Ginevra, Losanna e Neuchatel a quest’ultima spettava la responsabilità dell’insegnamento della Teologia pratica, passaggio obbligato per i futuri pastori. Con il nuovo accordo stipulato in questi giorni Ginevra e Losanna gestiranno entrambe cattedre di Teologia pratica, ed il loro sarà un agire coordinato.

Alla Parmentier quindi il compito di gestire l’insegnamento di una materia importante, 
ponte fra le pratiche attuali delle chiese e i punti di vista accademici e dottrinali.

 
Foto: Prof. Dr. Elisabeth Parmentier. di LWF/C.Kästner, da www.lutheranworld.org

luglio 1415: Jan Hus in memoria di un Riformatore

Karl Friedrich LESSING, Jan Hus durante il Concilio di Costanza, 1842

Il Consiglio ecumenico delle chiese rende omaggio a Jan Hus 
nel 600° anniversario della sua morte

L’Arcivescovo emerito Anders Wejryd, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) per L’Europa, ha reso omaggio a Jan Hus, riformatore praghese, sacerdote e filosofo del XIV e XV secolo e una delle personalità più importanti della storia europea.

Nel suo messaggio durante le celebrazioni del 600° anniversario della morte di Hus, tenutesi il 5 e il 6 luglio a Praga, Wejryd ha detto che in «un'epoca di profonde divisioni nella Chiesa, la più evidente tra Roma e Avignone, ma anche di molteplici intrighi politici nella cristianità, Hus chiese ai suoi seguaci di proclamare una Chiesa unica come corpo mistico di Cristo composto dal popolo eletto di Dio».

Lodando la capacità di Hus di «discernere tra la sua fedeltà temporale al paese di nascita e la sua vocazione eterna al regno di Dio», Wejryd ha detto che per il riformatore lo Stato e la Chiesa erano due regni separati e una «confusione tra i due avrebbe portato i leader religiosi alla corruzione».

«Egli sapeva che la cittadinanza e l’amore per la patria sono qualità importanti in questa vita, ma ha insegnato che alla fine la fedeltà del cristiano va data alla Chiesa di Gesù Cristo», ha aggiunto Wejryd.

Nonostante fosse munito di un salvacondotto dell’imperatore per recarsi al Concilio di Costanza, Hus fu arrestato al suo arrivo e «diventò la vittima di un omicidio giudiziario» nel luglio 1415.

«Il Consiglio ecumenico delle chiese rende omaggio al sacrificio di Jan Hus e rinnova il suo impegno per il cammino di rinnovamento, di risveglio, di dialogo, di giustizia e di pace», ha concluso Wejryd.

Le commemorazioni per il 600° anniversario della morte di Hus sono un progetto della Chiesa evangelica dei Fratelli boemi e della Chiesa hussita cecoslovacca, due chiese membro del Cec.

Il Cec ospiterà una mostra sulla vita e sull’eredità di Jan Hus a partire dal 2 ottobre 2015, che si terrà presso il Centro ecumenico di Ginevra, in rete con altri eventi commemorativi per tutto il mese presso l'Università di Ginevra, la Cattedrale Saint-Pierre, l'Auditoire di Calvino, la chiesa della Maddalena e il Museo internazionale della Riforma.

(Fonte: Cec)

Copertina: "Hus (Lessing 1842)" di file: James Steakley; artwork: Carl Friedrich Lessing - http://www.projekte.kunstgeschichte.uni-muenchen.de/dt_frz_malerei/41-dt-franz-malerei/studieneinheiten/1830_1848_d/5a/gruppe_1/b.htm. 
Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

tratto da: www.riforma.it 
in data: mercoledì 8 luglio 2015



venerdì 3 luglio 2015